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Essere coppia (parte 1/4): le 3 fasi dell'amore: alba, meriggio e tramonto.

Innamoramento: l'alba dell'amore.

<<L'antropologa Helen Fisher, nel 2006, ha scoperto, utilizzando la risonanza magnetica cerebrale su persone innamorate, che l'innamoramento è una pulsione che attiva parti del cervello profondo con la produzione di ormoni caratteristici e che può ricondursi a tre separati stati mentali specifici più o meno contemporanei o conseguenziali: 

  1. desiderio sessuale (estrogeniendogeniendorfine);

  2. amore romantico (dopaminanorepinefrinaserotonina);

  3. attaccamento (ossitocinavasopressina).

Caratteristica del desiderio sessuale è la promiscuità, dell'amore romantico l'esclusività, dell'attaccamento il desiderio di vicinanza, che può essere agito anche con partner diversi nello stesso momento>>. [1]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quindi nell'innamoramento abbiamo:

  • una forza che spinge verso la poligamia (il desiderio sessuale). Naturalmente, ciò non significa che il desiderio sessuale sia universale perché comunque viene rivolto a qualcuno che piace a chi lo esperisce;

  • una forza di tipo monogamo (il coinvolgimento romantico verso il partner - desiderato o già effettivo - , che viene fortemente idealizzato). A questo è associato quel dirompente fiume di emozioni d'amore che è sempre stato fonte d'ispirazione per poeti, artisti e musicisti;

  • un bisogno di sostegno e scambio affettivo, quello dell'attaccamento, che sebbene possa essere soddisfatto con molteplici persone di base tendiamo a mettere in campo con pochi intimi di cui ci fidiamo. Sin da piccoli, come ho detto nell'articolo "La relazione come cardine della motivazione umana", il nostro innato bisogno di protezione attraverso l'attaccamento trova infatti nella figura materna (e in misura leggermente minore, anche in quella paterna) il suo riferimento privilegiato. Se tutto va bene, crescendo, la rosa delle persone cui sentiamo di poterci appoggiare cresce. Pur allargandosi, però, non viene mai a mancare (in uno sviluppo emotivo sano) una attenta discriminazione tra persone di cui ci si può fidare e persone con cui invece è bene evitare di esporre la propria fragilità. Quindi, sebbene teoricamente l'attaccamento potrebbe attivarsi con chiunque, in realtà è anch'esso, come il desiderio, una forza selettiva ma non necessariamente esclusiva. 

Il gioco delle componenti insite nell'innamoramento offre la grande promessa dell'eternità (attraverso l'amore esclusivo romantico), assieme però all'inevitabile ombra del tradimento laddove prevalgano le tendenze poligame sessuali o laddove l'amore romantico si spenga. Quindi l'alba di un amore, l'innamoramento, è tanto intensa e struggente nella sua sconvolgente e toccante bellezza quanto fragile e precaria. Non possiamo mai sapere a priori se e quanto durerà.

NOTE:

[1]: fonte di tutto questo testo riportato tra virgolette, è la pagina di Wikipedia dedicata all'innamoramento. 

Dall'innamoramento all'amore.

L'innamoramento è l'anticamera dell'amore, ed è una stanza molto più sfarzosa e apparentemente ricca di ciò che segue. Qui sta gran parte del problema: per chi è perennemente in cerca di forti emozioni, l'innamoramento è il "Paradiso" e l'amore ne è una deludente imitazione. Per comprendere le ragioni di questa frequentissima delusione associata al passaggio dall'innamoramento all'amore, occorre tenere presente quanto segue:

  1. l'innamoramento è uno stato di coscienza idealizzante, in virtù del quale l'oggetto della propria attrazione viene divinizzato e vissuto con un coinvolgimento totale. L'amore, al contrario, è un graduale fare i conti con l'altro reale: altro di cui a poco a poco si scoprono virtù, interessi, gusti, caratteristiche, e anche limiti o tratti sgradevoli. Questi ultimi, per l'innamorato, sono la vera sfida; la loro scoperta, infatti, può essere sconvolgente per tutto il castello di idealizzazioni che ci si era costruiti rispetto al proprio "Principe" o alla propria "Principessa";

  2. l'innamoramento è un meraviglioso frutto acerbo, che per maturare deve divenire amore. La sostanziale differenza tra innamoramento e amore sta tutta in una parola: accettazione. Amare realmente (in modo evoluto) qualcuno significa infatti accettarlo, "prendere tutto il pacchetto" anche con le sue imperfezioni. Quindi amare davvero richiede comprensione, empatia ed impegno (primo tra tutti, quello di rispettare l'altro anche quando il suo essere o il suo agire non corrisponde al 100% a quello che noi vorremmo) mentre l'innamoramento non richiede alcuno sforzo: è qualcosa che accade.

Riassumendo, propongo le seguenti equazioni:

  • INNAMORAMENTO : AMORE = IDEALIZZAZIONE : REALTA';

  • INNAMORAMENTO > AMORE (se non si è in grado di compiere il passaggio dall'innamoramento all'amore);

  • INNAMORAMENTO = sfarzosa anticamera o gustoso antipasto del più umile e nutriente AMORE (se si riesce ad accedere all'amore, dopo aver attraversato l'innamoramento).

L'amore possibile: io con l'altro = il Sole a mezzogiorno (meriggio).

La formula che rende possibile il passaggio dall'innamoramento all'amore è:

  • <<Io ho scelto te per le tue virtù e per le tue doti; grato di tutto il bene ed il bello che mi offri, vedo anche le tue imperfezioni e le accetto. Sono inoltre consapevole che, innamorandomi di te, ho proiettato alcuni miei desideri e caratteristiche sulla tua immagine. Mi faccio quindi carico di riappropriarmi di questi contenuti, evitando di importi il peso del loro adempimento>> (versione estesa);   

  • <<Non sei il Dio o la Dea perfetta che idealizzandoti vedevo in te, ma ti amo con tutto il cuore nella tua fragilità umana. Grazie per ogni pensiero, ogni parola e ogni gesto amorevole che mi dedichi!>> (versione breve).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In ambo i casi, l'atteggiamento mentale sottostante è ispirato a due emozioni che sono i pilastri portanti del Tempio dell'amore in ogni sua forma (da quelle umane a quelle mistiche):

  1. la GRATITUDINE per tutto il bene che si riceve (dal partner, in questo caso);

  2. l'ACCETTAZIONE dei limiti (sempre della persona amata). 

Se ci si pone in questo modo, ossia dal punto di vista dell'Amore (divino, in questo caso), l'amore di coppia diviene possibile perché si è con l'altro, e non contro di esso! Ma la "cultura" in cui siamo immersi [2] cosa ha inculcato, sin dalla più tenera età, nelle nostre menti??? Ci hanno raccontato che la competizione sarebbe evolutiva, o comunque necessaria, e ci hanno incoraggiati a primeggiare nel confronto con gli altri. L'altro per eccellenza, l'altro biologico, ossia l'altro sesso, è il bersaglio primario di questo desiderio di dominio che molti di noi hanno accolto a braccia aperte dai propri pessimi educatori (genitori, insegnanti, TV ... e quest'ultima oggi è probabilmente la fonte di maggiore impatto, a causa di quella latitanza della figura paterna che ho descritto nell'articolo "Tra l'incudine ed il martello: essere uomo oggi"). Ne segue la formula: <<Io contro l'altro>>, con la patologica aggiunta manipolatoria: <<Non appena l'altro si permette di non essere o non fare esattamente quello che voglio>>. Ovvio che questo modo di porsi, malignamente narcisistico, è esattamente agli antipodi dell'Amore; infatti è basato:

  1. sulla PRETESA, al posto della gratitudine;

  2. sul RIFIUTO, al posto dell'accettazione.

C'è quindi da stupirsi, se nei tempi odierni per molti tra noi risulta assai arduo e problematico il passaggio dall'innamoramento all'amore? 

 

NOTE:

[2]: sempre quella del Capitalismo "neoliberista" (= liberticida) e "globalista" (= pan-schiavista o "Glebalista", come direbbe Diego Fusaro), basata sulla feroce competizione tra gli oppressi, incoraggiata con ogni mezzo da chi li opprime, e declinata oggi prevalentemente in base alle seguenti coppie polari: gay VS etero; donna VS uomo; "Sardina" VS "Fascista".

Il lento declino: tramonto ad orologeria per l'amore???

A molti di noi sembra scontato che l'amore di coppia, anche quello più felicemente intenso e reciprocamente empatico, debba a poco a poco affievolirsi con il lento scorrere del tempo. Questo soprattutto in quelle storie che evolvono in una convivenza, tanto da far dire ad alcuni che il matrimonio sarebbe la tomba dell'amore. Se si vuole dare al tempo l'inesorabile ruolo di boia del sentimento d'amore, lo si può fare; da parte mia trovo più utile scrollarci di dosso questo fatalismo, superstizioso come ogni altro, e chiederci da cosa scaturisca questa maldicenza diretta al tempo lineare (il Crono degli antichi Greci): maldicenza che è anche, a tutti gli effetti, una profezia autoavverante. A questo riguardo, possiamo notare quanto segue:

  1. in molti casi le storie sentimentali terminano ad un anno dalla convivenza per il semplice fatto che è proprio nel contatto assiduo e quotidiano che emergono le personalità reali dei due partner. In altri termini, il problema non è la convivenza in sé, o il tempo trascorso dall'inizio della relazione amorosa, bensì l'impatto dalla relazione con l'altro idealizzato a quella con l'altro reale. In buona sostanza, quindi, è corretto affermare che la convivenza è la tomba dell'innamoramento: il ruvido scoglio sul quale le sue idealizzazioni s'infrangono. Ciò è ben diverso dal concepirla come arcinemica dell'amore, perché anzi, rompendo l'incantesimo della reciproca idealizzazione, può favorire il passaggio dall'innamoramento all'amore;

  2. il tempo sembra scorrere molto diversamente per le coppie senza figli e per quelle con figli, mostrandosi più clemente con le prime, delle quali più raramente intacca la relazione. Sorge quindi spontanea la domanda: non sarà che, più che il tempo, il fattore usurante per la dimensione di coppia sono i figli? E' esattamente così, non perché i cuccioli d'uomo siano in sé una maledizione per l'amore, ma ​perché molti genitori [3] si deprivano (e deprivano il partner) dell'Eros dopo la nascita dei figli. Qui il vero punto, come ho sottolineato nell'articolo "La struggente bellezza del femminile: tornare donna oggi" è quello di dare il giusto rilievo al proprio essere femmine o maschi, ed in seconda battuta anche donne o uomini, anche dopo essere divenuti madri o padri.

NOTE: 

[3]: molte più donne che uomini, per via di un condizionamento culturale che affronto nel terzo articolo ["Essere coppia (parte 3/4): la relazione ferita: i 1001 volti del tradimento affettivo"] di questa quadrilogia dedicata alle relazioni di coppia. 

Grigio crepuscolo, o tramonto rosa?

Se si cade nella trappola di identificarsi troppo nei ruoli genitoriali, l'amore di coppia soffoca e con lo scorrere degli anni va incontro ad un grigio crepuscolo. Quando ciò accade, la maledizione del tempo assassino di relazioni intime trova compimento. Non è, però, una profezia ineluttabile.

Quando una coppia (con o senza figli), dopo aver con sostanziale successo compiuto il passaggio dall'innamoramento all'amore, condivide un percorso di vita (esperienze, progetti, valori) improntato al reciproco rispetto e s'impegna nel contempo a mantenere vivo l'Eros, diviene inossidabile allo scorrere del tempo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non sto affermando che questi partner staranno necessariamente insieme sino alla fine dei loro giorni, perché certezze su questo nessuno può offrirle: uno dei due potrebbe innamorarsi di una terza persona, o morire molto prima dell'altro. Ciò non di meno, quell'effetto di lenta usura che abbiamo visto essere associato nell'immaginario collettivo all'impietoso scorrere del tempo non potrà manifestarsi in una simile coppia. Al contrario, lo scorrere del tempo potrebbe dar vita a reciproci sentimenti sempre più variopinti e complessi, di segno largamente amorevole. Quindi il tramonto, per questi partner, non sarà l'epoca del rimpianto e del reciproco rancore bensì un cielo rosa condiviso mano nella mano, con gli occhi intrecciati in una delicata complicità. 

Coppia in amore
Bacio Wedding
Passeggiata al tramonto
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